Luca Gianaroli, MD
Direttore Scientifico , S.I.S.Me.R.
Categoria:
Genetica PGS / PGT-A
Nel corso di questo evento, il Dr. Luca Gianaroli, Specialista in Ginecologia e Ostetricia e Direttore Scientifico di S.I.S.Me.R, ha parlato della PGT-A, delle sue principali indicazioni, delle percentuali di successo e di come si possa ottenere il risultato finale.
Ha anche affrontato i falsi miti e le credenze comuni che circondano la PGT-A, fornendo chiarezza e informazioni basate sulla sua vasta esperienza nel campo.
Innanzitutto, la diagnosi preimpianto non è assolutamente nuova, nasce quasi 30 anni fa per cercare di individuare quelle patologie genetiche che potevano nascondersi all’interno di un embrione per impedire che questo embrione potesse dare origine a un individuo malato.
La diagnosi pre impianto per le aneuploidie consiste fondamentalmente nel contare il numero dei cromosomi. Ogni individuo ha 46 cromosomi poi nell’uomo ce n’è uno un po’più piccolo che è l’Y, nella donna ce ne sono due invece che sono uguali che sono l’X e l’X. Se manca un
cromosoma chiameremo quell’embrione monosomico. Se abbiamo un cromosoma in più chiameremo quell’embrione trisomico. Se invece non vi sono assolutamente cromosomi, l’embrione sarà chiamato nullisomico.
Invece se l’embrione è normale non è aneuploide ma è euploide, quindi ha tutti i cromosomi a posto.
Fondamentalmente abbiamo individuato alcune categorie di pazienti che è più facile che producano embrioni aneuploidi alterati, per esempio, donne con età materna avanzata sopra i 38-39 anni, uomini in cui la fertilizzazione avviene attraverso la tecnica XI ma in realtà il fattore maschile, quindi, la qualità del liquido seminale, è estremamente severo. Come cause abbiamo anche i ripetuti fallimenti di impianto e poliabortività.
Una volta che alcune cellule sono state estratte dall’embrione noi avremo questo pezzettino di tessuto che può essere stato preso da una cellula, dalla blastocisti, dalla cellula appena fecondata. Dovremo far sì che la tecnica ci permetta di isolare il DNA di queste cellule. Abbiamo delle tecniche che ci permettono di copiare questo DNA tante volte. Dopodiché, una volta che abbiamo tanto DNA da quelle poche cellule che abbiamo raccolto possiamo andare a vedere se quelle cellule contengono un patrimonio cromosomico normale o alterato.
Tutto questo si svolge all’interno dei laboratori delle cliniche di fertilità che poi a loro volta indirizzano al laboratorio di genetica ma quasi sempre i laboratori di genetica sono esterni alla Clinica. Nel caso specifico nostro noi l’abbiamo costruito all’interno per avere tutto il processo completamente sotto controllo.
Non modifica la qualità, soprattutto se questa è scarsa, del patrimonio genetico ma sicuramente diminuisce i fallimenti di impianto perché evita di trasferire quegli embrioni che sono anomali. Diminuisce per alcuni aspetti il costo del trattamento perché si evita appunto di eseguire trasferimenti con embrioni che in realtà non avrebbero poi potuto impiantarsi o se si impiantano potrebbero essere soggetti ad abortire.
Una domanda molto frequente è che se una volta ho fatto la diagnosi per impianto posso evitare di fare tutte le indagini prenatali o no. Siccome abbiamo una accuratezza del 98%, un 2% rimane sempre con un punto interrogativo. Oggi come oggi, non è più necessario pensare solo alla diagnosi prenatale invasiva ma a un test molto accurato, cioè, un prelievo di sangue della mamma da cui si estrae il DNA del feto.
A volte ci viene chiesto se la biopsia dell’embrione può danneggiarlo.
La tecnica è una tecnica chirurgica sull’embrione, invasiva che deve essere eseguita da gente esperta. È ovvio che come tutte le manovre tecniche chi ha una grande esperienza, una grande manualità non danneggia l’embrione. Noi abbiamo messo a punto anche delle metodiche ancora meno invasive di queste che consistono nell’analizzare il liquido che c’è dentro la blastocisti. Quindi, quando le cellule che poi daranno origine all’embrione, che in questo caso sono quelle rosa, o le cellule che poi daranno origine alla placenta, che in questo caso sono quelle azzurre, si sfaldano, lasciano il loro DNA dentro questo liquido, noi possiamo esaminare questo liquido quindi essere ancora meno invasivi.
A volte dal materiale genetico che abbiamo prelevato si vede che alcune cellule sono normali e alcune non sono normali, quelle che noi chiamiamo i cosiddetti embrioni mosaico, e a questo punto si pone la domanda se questi embrioni che sono a mosaico si possono trasferire oppure no. Anche qui le società scientifiche internazionali, di una delle quali noi siamo stati fondatori anni fa, hanno stabilito una serie di parametri in base ai quali alcuni embrioni mosaico possono essere trasferiti. Altri embrioni mosaico non devono essere trasferiti perché il rischio o di anomalie cromosomiche o di aborti è troppo elevato.
La risposta è no. La PGT-A può individuare solo le alterazioni numeriche dei cromosomi che per una coppia infertile potrebbero essere la maggior causa di insuccesso.
Con la PGT-A è possibile scegliere il sesso del bambino?
La risposta è tecnicamente sì ma in alcuni paesi, incluso l’Italia, questo non viene fatto proprio per evitare che si faccia una selezione di individui di nascituri sulla base della preferenza del sesso.
Siccome attualmente la diagnosi viene eseguita su blastocisti che sono quello stadio di sviluppo
embrionale per cui l’embrione sta per impiantarsi, attualmente non è possibile fare trasferimenti a fresco perché la risposta che arriva dai laboratori di genetica, anche se il laboratorio di genetica interno alla struttura, richiede 24-36 ore, quindi sarebbe troppo tardi perché nello stesso tempo l’endometrio sarebbe maturato troppo e non sarebbe più recettivo. Il motivo per cui quando si esegue la diagnosi preimpianto si congelano le cellule fecondate per poi dopo la biopsia e dopo il risultato trasferirle nel ciclo successivo.
No, sono due momenti diversi dello stesso test che stiamo facendo. Con la biopsia si prelevano alcune cellule, con l’analisi viene eseguita l’analisi nel laboratorio di biologia molecolare per avere i risultati.
Allora la PGT-A non migliora le percentuali di successo? Addirittura qualcuno pensa che sia una strategia delle cliniche semplicemente per aumentare i profitti. In realtà così non è perché i costi della diagnosi preimpianto a livello proprio di analisi molecolare sono elevatissimi. E oltretutto dando una risposta in così breve tempo la rapidità è un ulteriore prezzo.
Dal momento in cui noi mandiamo le cellule a laboratorio di genetica, se il laboratorio di genetica è libero è disponibile, ci vogliono 2 o 3 giorni, se il laboratorio di genetica è molto impegnato ci possono anche volere 10-15 giorni ma comunque il tempo che permette poi alla paziente di tornare ad avere un ciclo normale.
Tutte le malattie di cui si conosce l’origine e la mutazione. Quindi, è un elenco che praticamente aumenta tutti i giorni perché tutte le volte che si scopre che una malattia è di origine genetica, che c’è una genetica del DNA, quella mutazione può essere ricercata con vari stratagemmi anche negli embrioni.
Se per superare si intende quante blastocisti risultano normali la percentuale dipende dall’età della paziente, dagli eventuali aborti ricorrenti, dalla qualità del liquido seminale, dalla storia clinica della paziente.
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