Anna Borraccino
Nutrizionista
Categoria:
Cicli di IVF falliti, Impianto dell’embrione
Durante questo evento, Anna Borraccino, biologa nutrizionista esperta in riproduzione assistita, fertilità, PMA e gravidanza, ha discusso della microbiota intestinale e dei fallimenti dell’impianto, della relazione tra i due e di cosa si può fare per migliorare le probabilità di gravidanza.
La microbiota intestinale può influenzare l’esito di un trattamento di procreazione medicalmente assistita? Esiste un legame tra alimentazione, equilibrio batterico e difficoltà di impianto embrionale?
Durante il webinar dedicato al tema, la Dott.ssa Anna Borraccino, biologa nutrizionista esperta in fertilità, PMA e gravidanza, ha illustrato in modo chiaro la relazione tra microbiota intestinale, microbiota vaginale ed endometriale e fallimenti di impianto.
L’obiettivo non è solo comprendere i meccanismi biologici, ma anche individuare strumenti concreti di prevenzione e supporto attraverso l’alimentazione.
La Dott.ssa Borraccino ha iniziato chiarendo una distinzione fondamentale.
La microbiota è l’insieme dei microrganismi – batteri, funghi, virus – che colonizzano il corpo umano.
Il microbioma è invece il patrimonio genetico di questi microrganismi, in grado di mutare e influenzare il genoma umano.
Un dato significativo aiuta a comprendere l’importanza del microbiota: le cellule batteriche nel nostro organismo sono circa 100 trilioni, mentre quelle somatiche sono circa 10 trilioni. Ciò significa che una parte rilevante del nostro patrimonio genetico è rappresentata dai batteri.
Per comprendere il legame con i fallimenti di impianto è necessario introdurre altri due concetti chiave:
Eubiosi: stato di equilibrio tra i microrganismi residenti, con effetti benefici sul metabolismo, sul sistema nervoso, sull’endocrino, sull’immunitario e sulla funzione di barriera.
Disbiosi: stato di squilibrio, con perdita dei benefici e possibile comparsa di alterazioni funzionali.
Questo concetto si applica non solo alla microbiota intestinale, ma anche a quella vaginale ed endometriale.
Quando si altera l’equilibrio, possono emergere condizioni che influiscono anche sulla fertilità.
L’alimentazione è uno dei principali fattori che influenzano il microbiota intestinale.
Oltre alla dieta, incidono:
livelli ormonali
etnia e ambiente
uso di antibiotici
genetica
età
fumo e alcol
stress
Tuttavia, l’alimentazione rappresenta uno strumento concreto e modificabile.
La Dott.ssa Borraccino ha spiegato il ruolo di:
Sostanze presenti negli alimenti (come inulina e frutto-oligosaccaridi) non digeribili dagli enzimi umani, che nutrono i batteri benefici.
Alimenti ricchi di prebiotici includono:
aglio
cipolla
verdure a foglia larga
asparagi
cavolo
avena
semi di lino
banana
dente di leone
Microrganismi vivi presenti in alcuni alimenti fermentati che stimolano selettivamente la crescita di batteri benefici.
Esempi:
kefir
crauti
kimchi
kombucha
barbabietola fermentata
I prebiotici rappresentano il “cibo” dei probiotici. Insieme contribuiscono a mantenere l’equilibrio batterico.
Uno dei passaggi centrali della relazione riguarda il sistema immunitario e l’assetto ormonale.
Gli ormoni influenzano la risposta immunitaria e le cellule immunitarie possiedono recettori ormonali.
La microbiota intestinale è in grado, attraverso enzimi specifici come la beta-glucuronidasi, di attivare e rendere disponibili gli estrogeni in forma libera e circolante.
Gli estrogeni, a loro volta, stimolano la produzione di lattobacilli a livello vaginale.
L’intestino in stato di eubiosi è in grado di convertire gli estrogeni nella forma libera e circolante.
Questo meccanismo collega direttamente microbiota intestinale e salute dell’apparato riproduttivo.
La microbiota intestinale è strettamente connessa alla microbiota vaginale.
Le variazioni ormonali nel corso della vita della donna – pubertà, ciclo mestruale, gravidanza, menopausa – influenzano i livelli estrogenici, il deposito di glicogeno nelle cellule vaginali e l’attività dei lattobacilli.
Quando l’equilibrio si altera, il pH vaginale cambia e aumenta la predisposizione alle infezioni.
Tra i fattori che possono alterare l’omeostasi vaginale:
variazioni ormonali
ciclo mestruale
malattie sistemiche
attività sessuale
uso di antibiotici
lavande vaginali
alimentazione
Secondo quanto illustrato nel webinar, un’alimentazione ricca di:
acidi grassi trans
zuccheri semplici
alimenti ad alto indice glicemico
e povera di:
vitamina C
vitamina D
vitamina E
calcio
acido folico
beta-carotene
alimenti pre e probiotici
Può favorire una disbiosi vaginale.
La conseguenza è una riduzione dei lattobacilli, alterazione del pH e maggiore predisposizione a infezioni vaginali.
Negli ultimi anni si è scoperto che l’endometrio non è un ambiente sterile.
Esiste una microbiota endometriale residente, probabilmente derivante dalla microbiota intestinale, vaginale o da dispositivi intrauterini.
Alterazioni di questo microbiota possono interferire con:
impianto embrionale
attecchimento
mantenimento della gravidanza
Il microbiota uterino e la sua alterazione possono determinare infertilità, in particolare impedire l’impianto.
La disbiosi può favorire infezioni ricorrenti.
Le infezioni vaginali non solo aumentano il rischio di condizioni come HPV o parto pretermine, ma possono interferire con l’impianto embrionale.
L’infiammazione cronica altera l’ambiente endometriale e riduce la probabilità di successo nei trattamenti di PMA.
Il messaggio centrale del webinar è chiaro: l’alimentazione non è un fattore secondario.
Intervenire sul microbiota attraverso una dieta adeguata significa:
sostenere l’eubiosi intestinale
favorire l’equilibrio ormonale
proteggere il microbiota vaginale
contribuire alla salute endometriale
Non si tratta di una soluzione miracolosa, ma di un elemento di supporto scientificamente fondato.
Il legame tra microbiota intestinale e fallimenti di impianto è sempre più oggetto di studio.
Dalla presentazione emerge che:
il microbiota intestinale influenza quello vaginale ed endometriale
l’equilibrio batterico è collegato al sistema immunitario e ormonale
l’alimentazione può favorire eubiosi o disbiosi
la disbiosi può predisporre a infezioni e alterare l’impianto
La nutrizione diventa quindi uno strumento strategico di supporto nei percorsi di fecondazione assistita.
Come sottolineato dalla Dott.ssa Borraccino, l’attenzione alla microbiota non è un dettaglio, ma parte integrante di un approccio globale alla fertilità.
Gli alimenti amidacei sono principalmente i carboidrati. Tuttavia, è importante distinguere le tipologie di amido. Tra queste, l’amido resistente è quello che svolge un’azione prebiotica, supportando il microbiota intestinale residente.
L’amido resistente deriva da alimenti come riso e patate, ma è fondamentale la modalità di preparazione: dopo la cottura devono essere raffreddati in frigorifero per alcune ore. Questo processo favorisce la formazione dell’amido resistente, che sostiene il microbiota intestinale.
Il Lactobacillus crispatus è uno dei microrganismi predominanti a livello vaginale e ha un’azione competitiva nei confronti di batteri patogeni come Escherichia coli ed Enterococcus.
Può quindi aiutare a ristabilire l’equilibrio. Tuttavia, non è l’unico probiotico e non bisogna limitarsi a un intervento locale. È fondamentale lavorare anche a livello intestinale, ripristinando il microbiota residente attraverso alimentazione e prebiotici.
L’inserimento di probiotici senza una reale indicazione clinica non è sempre utile e può, in alcuni casi, risultare controproducente. Se non vi è una storia di infezioni ricorrenti o alterazioni documentate, non ha senso introdurli indiscriminatamente.
Il colesterolo alto di per sé non altera direttamente il microbiota. È più importante comprendere la causa dell’ipercolesterolemia e valutare il profilo lipidico completo.
Il colesterolo è la base per la produzione ormonale. Se non viene utilizzato adeguatamente, può accumularsi nel sangue. Inoltre, dagli acidi grassi a catena corta derivano sostanze che favoriscono il benessere del microbiota.
È quindi necessario indagare la causa del colesterolo alto piuttosto che attribuirgli direttamente un’alterazione del microbiota.
Possono influire problematiche della coagulazione, infezioni, alterazioni immunitarie o una storia di poliabortività.
Se non vi sono stati tentativi di attecchimento, è importante lavorare sulla qualità ovocitaria e spermatica per garantire un embrione di qualità.
La scelta dei probiotici deve essere personalizzata in base alla sintomatologia e alla finalità. Il primo approccio dovrebbe essere sempre con i prebiotici, per sostenere il microbiota residente.
L’intestino deve essere aiutato a ritrovare un equilibrio autonomo. L’inserimento indiscriminato di probiotici non è corretto senza conoscere la situazione clinica specifica.
Esistono test del microbiota intestinale che valutano:
le tipologie batteriche prevalenti
l’attività metabolica
la funzione immunitaria
la capacità di metabolizzare vitamine e ferro
la presenza di microrganismi patobiotici
È importante distinguere il test del microbiota dal test della disbiosi, che è più generico e valuta solo alcuni metaboliti.
In questo caso è utile valutare anche il microbiota intestinale, per comprendere se l’alterazione sia correlata a un disequilibrio intestinale o ad altri fattori, come alterazioni ormonali o cause esogene.
No. I batteri devono essere presenti. L’utero non è sterile.
Il punto non è l’assenza di microrganismi, ma il loro equilibrio. Anche microrganismi come Candida, Escherichia coli o Enterococcus possono essere presenti in percentuali fisiologiche senza impedire la gravidanza.
È la disbiosi, cioè lo squilibrio, a poter interferire con l’impianto e il mantenimento della gravidanza.
Un miglioramento può avvenire già nel giro di un mese con un’alimentazione mirata.
Il test del microbiota non è il primo step. Viene valutato solo se il lavoro su sintomi, alimentazione, prebiotici e probiotici non produce risultati.
Considerando i costi dei percorsi di PMA, è corretto utilizzarlo come secondo livello di approfondimento.
Sì, soprattutto se è presente sintomatologia.
Molte persone considerano stitichezza o gonfiore come caratteristiche personali, ma non lo sono. Sono segnali di una disfunzione che va affrontata.
La scala di Bristol è uno strumento utile per valutare la qualità delle evacuazioni e quindi la funzione intestinale.
Prima si lavora con prebiotici come inulina e frutto-oligosaccaridi in forma adeguata.
Se il gonfiore non migliora, si può considerare l’utilizzo di bifidobatteri, valutando sempre la situazione specifica.
Sì. Stitichezza e gonfiore possono ostacolare la visualizzazione ecografica durante stimolazione, pick-up e transfer.
La stitichezza cronica non deve essere accettata come una caratteristica personale, ma trattata per migliorare il benessere generale.
Sì. Il microbiota vaginale ed endometriale può influire sull’embrione se prevalgono ceppi patogeni, interferendo nella comunicazione tra embrione ed endometrio.
Le cellule Natural Killer rappresentano una risposta immunitaria a uno stato infiammatorio. Possono essere una conseguenza di una precedente disbiosi e della prevalenza di ceppi batterici patogeni.
Sono in corso studi. Le conoscenze sono cambiate negli ultimi anni: si è scoperto che endometrio, ovocita e spermatozoo non sono sterili.
Si ipotizza un’origine intestinale o vaginale dei microrganismi endometriali. Per quanto riguarda la placenta, non vi sono ancora dati definitivi.
È noto che il microbiota intestinale del neonato viene influenzato dal parto naturale e dall’allattamento, motivo per cui si tende a favorirli quando possibile.
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