La fecondazione con donazione di gameti – fare una scelta consapevole.

Dott.ssa Valentina Berruti
Psicoterapeuta presso B-Woman – Centro per la salute della donna, B-Woman – Centro per la salute della donna

Categoria:
Donazione di ovociti, Emotività e Supporto

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Da questo video puoi scoprire:
  • Cosa significa, da un punto di vista psicologico, affrontare un percorso di fecondazione assistita con donazione di gameti?
  • Quali sono le reazioni alla diagnosi?
  • Come affrontare la scelta di questo percorso in maniera consapevole?
  • Quali sono le principali paure dei pazienti che devono ricorrere a questa tecnica?
  • Perché’ è’ importante il sostegno psicologico in chi affronta un percorso di fecondazione assistita con donazione di gameti?

Quali sentimenti ci accompagnano durante un percorso di FIVET? Come gestirli per non esserne sopraffatti ma per renderli un nostro punto di forza?

In questa sessione la Dott.ssa Valentina Berruti, Psicoterapeuta presso B-Woman – Centro per la salute della donna, ha discusso su come comprendere e accettare le sensazioni e le emozioni che si affrontano e si vivono quando si sceglie di vivere un percorso di procreazione con gameti donati.

LA FECONDAZIONE CON DONAZIONE DI GAMETI

La fecondazione con donazione di gameti è un trattamento di fecondazione assistita che si realizza con gameti che sono esterni ad uno o entrambi i membri di una coppia, viene normalmente erroneamente chiamata fecondazione eterologa, il termine non è propriamente corretto in quanto il termine eterologo indicherebbe l’appartenenza dei soggetti a specie differenti ma viene ugualmente accettato. Esistono diversi tipi di fecondazione assistita con donazione di gameti: l’OVODONAZIONE cioè la fecondazione con donazione di ovociti, la SPERMODONAZIONE che prevede la donazione di spermatozoi, l’EMBRIODONAZIONE ovvero una fecondazione in vitro con donazione di ovociti e spermatozoi ed infine l’EMBRIOADONOZIONE, caso in cui si procede con il trasferimento in utero di un embrione già disponibile e crioconservato, frutto dell’unione di gameti provenienti da due donatori ( quest’ultimo caso in Italia non è possibile ). La dottoressa ritiene importante effettuare queste distinzioni perché può esistere da un punto di vista soprattutto psicologico, possono esserci delle differenzi a seconda del tipo di scelta che viene effettuata, capita spesso ad esempio che tra le coppie che si avvalgono dell’aiuto della dottoressa, che in alcuni casi ci siano meno resistenze di fronte ad un’ovodonazione nel caso della quale la mamma porta in grembo il bambino pur non avendo il patrimonio genetico comune, mentre in alcuni casi ci sono più resistenze in caso di spermo-donazione, anche se queste dipendono spesso dal sistema culturale e sociale nel quale si vive e anche da quanto è importante per la coppia e la famiglia avere un legame genetico ocn il nascituro.

CHI VI RICORRE

Solitamente fanno ricorso a questa tecnica, coppie sposate o conviventi che solitamente hanno avuto precedenti fallimenti spesso da trattamento omologo e quindi sono coppie già stanche, che hanno vissuto situazioni stressanti e che a volte hanno vissuto delle perdite, perché la fecondazione assistita non garantisce un risultato certo, a volte per arrivare all’ottenimento di una gravidanza è purtroppo necessario passare attraverso dei lutti, per questo motivo quando ci si trova a contatto con una coppia che ha ricevuto una diagnosi per cui l’unica soluzione applicabile è quella della fecondazione eterologa si presenta quello che è definito LUTTO BIOLOGICO, la coppia infatti oltre a dover affrontare il lutto per l’infertilità dovrà confrontarsi con il lutto per il legame biologico. Alla fecondazione eterologa ricorrono poi anche coppie che devono ricorrere direttamente a questo tipo di tecnica perché hanno avuto malattie / tumori, che impediscono l’utilizzo dei propri gameti o donne in menopausa precoce.

 

DA QUANDO E’ LEGALE IN ITALIA.

La fecondazione con donazione di gameti è legale da molto poco, la legge 40 del 2004 infatti non rendeva possibile avvalersi di questa possibilità attraverso la decisione della consulta del 9 aprile 2014 si sancisce il diritto delle coppie a ricorrere a donatori esterni, eliminando di fatto l’ultimo paletto imposto dalla legge 40. Questo sottolinea anche il fatto che questa tecnica in Italia è relativamente nuova e questo opportunità va conosciuta, alcune coppie quando viene proposta loro questa possibilità, pensano che tale tecnica non sia legalmente riconosciuta.

 

PERCHE’ SAPERE DA QUANDO E’ LEGALE IN ITALIA. 

Non si può sottovalutare che questa tecnica è legale nel nostro paese da solo 7 anni, così come non si può sottovalutare che molte coppie hanno timore di raccontare, nella società in cu vivono, che si stanno approcciando a questo tipo di tecnica, soprattutto perché l’opinione pubblica spesso dà un’immagine errata, facendo pensare che si possano avere figli a qualsiasi età utilizzando i propri gameti, ma spesso purtroppo questo non si rivela fattibile.

 

LE REAZIONI ALLA DIAGNOSI.

Le reazioni alla diagnosi, da un punto di vista psicologico, sono molteplici, all’inizio c’è una sorta di incredulità, addirittura alcuni pazienti non sono a conoscenza dell’esistenza di questa possibilità, subentra poi una forte rabbia, le coppie si chiedono perché sia capitato proprio a loro, specialmente se sono coppie che si sono avvalse della fecondazione omologa e si sono dovute approcciare con una diagnosi di infertilità provano rabbia nel dover accettare una nuova ulteriore diagnosi che richiede di sottoporsi al trattamento ma con in aggiunta l’introduzione di un soggetto terzo, rappresentato dal donatore e questo può essere molto doloroso. Si affaccia poi il problema del senso di colpa nei confronti del partner fertile, l’infertilità è di fatto un problema di coppia, da solo non è possibile avere un figlio, non ci si può riprodurre per partenogenesi, il senso di colpa, non deve in realtà esserci e il compito della dottoressa è proprio quello di far sì che possa essere superato, l’infertilità infatti è qualcosa che non abbiamo deciso noi e che non possiamo controllare; talvolta si verifica una sorta di isolamento dettato dalla paura e dalla vergogna di parlare di questo argomento e all’inizio si può avere il timore / rifiuto per il donatore perché si ha l’impressione che questo possa essere in qualche misura un genitore, il donatore in realtà è un donatore, la genitoriaità è relazionale ed è l’intenzione che caratterizza e rende tale il genitore, non è la genetica a definire tali, altrimenti non esisterebbero genitori biologici che decidono di abbandonare i loro figli, il legame biologico quindi non garantisce che ci si prenderà cura di un bambino o che si sentirà proprio quel bambino. L a coppia è quindi chiamata ad affrontare sia il luto per l’infertilità che il lutto biologico e questo determina una sorta di ferita narcisistica per questa diagnosi.

 

IL RUOLO DELL’EPIGENETICA.

Le coppie che arrivano in stanza di terapia, spesso hanno molte resistenze su questa tecnica, ma alcune coppie informandosi incontrano il concetto dell’ EPIGENETICA; l’epigenetica è una branca della genetica che studia i cambiamenti ereditabili nell’espressione dei geni, che non comportano cambiamenti nella sequenza del DNA, ci dice in pratica che l’ambiente intorno all’essere umano influenza il fatto che alcuni geni vengano “accesi “ o “ spenti” questo significa quindi che non siamo frutto solo del nostro dna ma anche dell’ambiente in cui viviamo , questo vuol dire che anche i genitori che non avranno un legame genetico con i propri figli, in qualche modo grazie all’epigenetica saranno in grado tramite il loro legame modificherà l’attivazione o meno di alcuni geni, generando un legame epigenetico con i genitori nonostante la mancanza del legame genetico. E’ però importante capire quanto per il singolo soggetto sia importante l’epigenetica, questa non deve essere utilizzata come consolazione o giustificazione di una tecnica che in realtà non si riesce ad accettare fino in fondo perché l’accettazione della mancanza di un legame genetico con quel figlio è comunque necessaria; d’altra parte è importante pensare che è la relazione a fare, a determinare l’unione con il figlio che arriverà, lo psicologo quindi è chiamato a capire il significato che la coppia dà all’epigenetica e a cercare di accompagnarla nel percorso affinchè siano consapevoli, perché la fecondazione con donazione di gameti mette di fronte ad una genitorialità che è sicuramente più complessa ed è importante capire dove esattamente si colloca la coppia nel percorso perché tutto quello su cui non si lavora prima, si manifesterà con maggiore violenza successivamente per questo la dottoressa ritiene che chi decide di avere un figlio debba necessariamente lavorare precedentemente su eventuali resistenze o sul senso di inadeguatezza che potrebbe avere perché altrimenti li rivivrà nella relazione che si creerà con il bambino che arriverà.

 

LE PRINCIPALI PAURE.

Le paure che accompagnano questo percorso sono molteplici, il 90% se non addirittura il 99% delle coppie che arrivano dalla dottoressa, si pongono come prima domanda quella relativa alla capacità che potranno avere o meno di amare un figlio con il quale non si ha alcun legame genetico, la genetica non è garanzia di amore per un figlio, ciò che è importate capire è quale sia la causa della resistenza che la coppia può avere nei confronti di questa scelta, la genetica come detto non dà garanzie di amore nei confronti di un figlio che spesso sarò ben diverso dall’ideale che dello stesso si ha, ed è inoltre un timore che si riscontra a volte anche nelle gravidanze naturali. Riuscirò ad accettare un figlio che non mi somiglia? Questa è un’altra domanda spesso posta, in questo caso in prima battuta è importante evidenziare che spesso nemmeno i figli naturali hanno somiglianze marcate con il genitore, è importante però capire come mai è così importante per i pazienti che il figlio abbia una somiglianza con loro, spesso, in alcuni casi estremi tale necessità nasconde un desiderio identitario per il quale si desidera avere una sorta di “MINI ME” che prosegua in un certo qual modo la propria identità, questo può essere molto pericoloso perché in questo modo si impedisce al figlio di esprimere la propria identità che sappiamo essere unica; altro dubbio ricorrente riguarda l’eventualità che il figlio possa sentirsi diverso dagli altri, questo potrebbe accader solo nel caso in cui i genitori non siano stati in grado di accogliere quella diversità, ecco perchè è importante effettuare un approfondito lavoro prima di intraprendere il percorso e lavorare eventualmente su possibili resistenze che si dovessero presentare. Un’altra domanda che spesso le coppie si fanno, è relativa alla necessità o meno di raccontare al proprio figlio che sia nato con la donazione di gameti, il medico non fornisce indicazioni su che cosa sia meglio fare ma aiuta a comprendere il significato del “non detto”, se si decide di non dare questa informazione perché dietro si cela un senso di vergogna, questo non sparirà semplicemente evitando di dirlo al proprio figlio, farà sempre parte dell’ ambiente dove la famiglia vive e sarà comunque percepibile nell’aria per questo è importante analizzare il significato che si cela dietro a questa scelta e capire se si tratta di una scelta consapevole e di un atto d’amore di cui non ci si deve vergognare. Come e quando dovrei raccontarglielo? Non esiste una ricetta precisa, la letteratura ci dice che già dai tre anni si può cominciare a raccontare utilizzando un linguaggio idoneo, ogni famiglia deve però poi trovare la modalità che più appartiene loro, altra domanda spesso rivolta è: Mio figlio potrebbe essere arrabbiato con noi per questa scelta? Quando si fa un figlio, qualunque scelta del genitore, potrebbe essere criticata, non è quindi il modo solo in cui sono venuti al mondo l’aspetto da analizzare, fare un figlio pone anche di fronte all’eventualità che un figlio possa arrabbiarsi per qualsiasi altro motivo, magari la preoccupazione viene posta dai genitori sull’aspetto della fecondazione mentre il figlio si potrebbe arrabbiare per ben altre motivazioni, ci si chiede spesso se è necessario raccontare agli altri membri della famiglia la scelta che si è effettuata, la dottoressa sostiene che sia importante fare una distinzione tra privacy e segreto, la fecondazione con donazione di gameti è un fatto che riguarda ovviamente la famiglia e dirlo o non dirlo è una decisione della famiglia, l’importante è che non si abbia timore o vergogna nel raccontarlo; un’ultima domanda che viene rivolta è la seguente : Potrebbe mio figlio un giorno voler conoscere il donatore? Sappiamo che è un’eventualità possibile e che in altri paesi accade, ma è importante ricordare che i donatori rimangono tali perché non hanno intenzione di essere genitori, hanno firmato un consenso informato e sono stati scelti per avere questo ruolo, i figli si legano a chi li cresce e non ad un donatore che non hanno mai conosciuto.

 

L’IMPORTANZA DEL SOSTEGNO PSICOLOGICO.

L’importanza del sostegno psicologico è fondamentale, la legge 40 del 2004 dice che è altamente consigliata, la dottoressa sostiene che soprattutto in caso di fecondazione con donazione di gameti, proprio per fare una scelta consapevole e approfondire e analizzare tutti i pro e i contro relativi a come porsi di fronte a questa tecnica è fondamentale fare un percorso che può limitarsi a qualche seduta oppure prevedere l’inizio di un vero e proprio percorso psicoterapeutico, la coppia infatti è chiamata ad affrontare sia il lutto per l’infertilità che il lutto biologico.

 

COMPITI DI SVILUPPO PER LA FAMIGLIA.

La famiglia ha un ruolo fondamentale, ha dei compiti evolutivi quando si decide di fare una fecondazione con donazione di gameti.

GENITORI: i genitori hanno i compito di affrontare il lutto di non poter concepire un figlio con il proprio patrimonio genetico, devono costruire un patto genitoriale che integri la diversità di origine lavorando sull’accoglimento di questa diversità’ come qualcosa di importante e di cui essere fieri.

LA COPPIA: la coppia è chiamata a sostenersi reciprocamente e a tollerare le differenze individuali nella scelta della fecondazione con donazione di gameti, deve mantenere viva l’intimità di coppia che non è più finalizzata alla procreazione

I FIGLI: anche i figli hanno dei compiti, devono costruire la filiazione tenendo conto delle diverse persone coinvolte nella propria origine e devono riconoscersi appartenenti ad una storia familiare nella consapevolezza della diversità del patrimonio genetico.

I NONNI: anche questa figura ha dei compiti precisi, per prima cosa accettare il nipote come continuatore della storia familiare perché la storia familiare continua se esistono le relazioni, non è definita dalla genetica inoltre devono sostenere i figli nella transizione alla genitorialità non biologica legittimando i genitori nell’acquisizione del proprio ruolo.

COME AFFRONTARE LA SCELTA IN MODO CONSAPEVOLE.

E’ possibile affrontare la scelta in modo consapevole, comprendendo che se la differenza del patrimonio genetico non viene adeguatamente elaborata e se le complessità specifiche di questa scelta non vengono pensate dalla coppia in modo responsabile prima di intraprendere il percorso, c’è il rischio che il nascituro non si senta accettato e accolto nella sua identità e si senta minacciato nel suo diritto di far parte del nucleo familiare, con conseguenze che si ripercuotono sull’intero nucleo familiare; il ruolo dello psicologo esperto in procreazione medicalmente assistita è quindi fondamentale nell’accompagnare la coppia in questa scelta.

Quali sentimenti ci accompagnano durante un percorso di FIVET? Come gestirli per non esserne sopraffatti ma per renderli un nostro punto di forza? - Questions and Answers

Quali sono le emozioni che si sollevano quando una donna apprende che il concepimento con gameti donati è la sua unica opzione?

Le reazioni che si possono manifestare in questa circostanza sono diverse, quando si apprende che quella indicata è l’unica opzione, la prima reazione che pervade la coppia è quella di vero e proprio terrore unito ad una forte ansia, perché si manifesta il senso di colpa, soprattutto nella donna che non potendo ricorrere all’utilizzo dei propri gameti, si sente in un certo qual modo “difettosa”. A tal proposito, la prima cosa su cui vorrei venisse posta l’attenzione, è che la nostra identità non è definita dalla nostra capacità riproduttiva, non è l’infertilità o la fertilità che ci definisce come persone; indubbiamente si tratta di emozioni lecite e che si presentano in molte coppie unitamente alla paura di non riuscire ad ottenere il risultato sperato anche ricorrendo alla donazione di gameti (perché purtroppo anche questa tecnica , sebbene aumenti la probabilità di riuscita rispetto ad un’omologa, in particolare dopo una certa età, non dà la certezza della riuscita).Un’altra paura ricorrente è quella di non riuscire a sentire come proprio un figlio con cui non si ha un vero legame genetico e che si possa non avere l’istinto materno nei confronti di un bambino che non ha il proprio DNA; di fronte a questi dubbi, il mio compito come psicoterapeuta, non è tanto quello di spingere la coppia ad accettare questo tipo di tecnica, quanto quello di far vedere loro questa esperienza da una diversa prospettiva chiarendo che la genetica non garantisce una relazione migliore con il proprio figlio così come che l’amore non è influenzato dal legame biologico; noi ad esempio amiamo il nostro partner con il quale non abbiamo un legame biologico mentre capita spesso che tra parenti non si instaurano grandi relazioni d’amore, questo ad ulteriore riprova del fatto che la genetica non ci garantisce un miglior equilibrio anche a livello emotivo. Un altro esempio di quanto appena detto, è il legame affettivo e di vero e proprio amore che siamo in grado di creare con gli animali che, pur appartenendo ad una specie diversa dalla nostra, diventano parte integrante della nostra vita tanto da essere considerati veri e proprio componenti del nucleo familiare. Le paure di cui abbiamo fino ad ora parlato inoltre, ho riscontrato , nella mia esperienza che appartengono anche alle donne che hanno figli in modo naturale e che durante la gravidanza si accorgono di non riuscire ancora a provare, nei confronti del bambino, quell’amore viscerale che gli altri raccontano come caratteristico di questa esperienza domandandosi spesso se riusciranno mai provarlo; a questo proposito è bene chiarire che l’amore, è un sentimento direttamente proporzionale alla relazione che noi instauriamo con l’altra parte de in questo caso, con il bambino nel grembo ancora non abbiamo stabilito una relazione reale ma solo immaginata che si concretizza solo tramite le ecografie, di conseguenza capita spesso che ci siano donne o coppie che semplicemente necessitano di più tempo per vedere il concretizzarsi di questo tipo di relazione e non dobbiamo assolutamente preoccuparci che questo accada.

Buonasera, non riesco a far accettare a mio marito che un figlio nato tramite la donazione di gameti, sarà comunque figlio nostro. Lui è a posto, il problema sono io, purtroppo… Come posso affrontare la sua negazione, senza mettere a rischio il nostro rapporto?

Questa domanda è piuttosto complessa, va sottolineato che compito della coppia è anche accettare che in un percorso di questo tipo spesso le due parti non si trovino esattamente nella stessa fase di scelta nel medesimo momento; suggerirei in primo luogo di accogliere e capire quali sono le paure del partner e, in casi un po’ più complessi, capire quanto il progetto genitoriale sia fondamentale all’interno della coppia per poter comprendere come far sì che questo progetto non diventi l’unico elemento di unione per la stessa, avendo necessità questa di rilanciare continuamente nuovi progetti per rinvigorire ed evolvere crescendo in maniera equilibrata. Il primo consiglio che mi sentirei di dare a questa coppia è di prendersi un po’ di tempo ed accogliere le difficoltà che il marito riscontra cercando di comprendere bene quali siano poiché, a volte, queste nascono da meri pregiudizi; per questo è importante fare una scelta consapevole e ciò significa ricorrere all’aiuto di professionisti che possano spiegare, sia da un punto di vista medico che da un punto di vista psicologico che cosa significa la fecondazione con donazione di gameti.
Ci terrei inoltre a precisare che questo tipo di tecnica è sempre esistito e se ne trovano tracce già nell’antica Roma, dove era conosciuta con il nome di “locatio ventris”, questo a riprova del fatto che l’essere umano ha sempre cercato di trovare una soluzione all’infertilità. Anche in Italia, prima delle legge 40 del 2004 si praticava la fecondazione con donazione di gameti; in letteratura è presente una pubblicazione scientifica di The Lancet del 1986 relativo ad una fecondazione con ovodonazione effettuata in Italia, io stessa ho rintracciato i medici che effettuavano questa procedura,(che non essendo sottoposta ad alcuna legge poteva essere effettuata e si trattava prettamente di pratica con donazione di seme poiché più semplice ) ed abbiamo calcolato che, tra il 1986 e il 2004 nel nostro paese, si è avuto un totale di 300.000 bambini nati con fecondazione con donazione di gameti; se ne ha poca conoscenza perché al tempo i medici, data la novità della tecnica usata, suggerivano alle famiglie di non dare informazioni in merito al modo tramite il quale erano riusciti ad avere la gravidanza, solo più avanti si è compreso che, non solo non ci fosse niente da nascondere nella scelta di ricorrere a questa tecnica ma anche l’importanza di fornire questa informazione stante la necessità di fare crescere il proprio figlio accogliendo questa “diversità”, (laddove diverso non va inteso come inferiore a qualcos’altro) e senza doversene vergognare; è quindi alto il numero di coppie che fanno ricorso oggi ed hanno fatto ricorso a queste tecniche in passato senza al tempo, averne specifiche conoscenze. Nei vari incontri avuti negli anni mi è stato possibile relazionarmi anche con una ragazza nata in Italia tramite questo metodo; durante un’intervista lei stessa ha sottolineato di essere addirittura grata all’infertilità del padre, in assenza della quale i due gameti che l’hanno generata, non si sarebbero mai incontrati impedendole di nascere, questo dimostra che la qualità della relazione familiare è direttamente proporzionale a quanto la famiglia abbia realmente accettato questa tecnica, maggiore è la difficoltà nell’accettare questa opzione, maggiormente si instillerà nel figlio l’importanza del legame biologico.
E’ importante inoltre far ben comprendere alle coppie la differenza esistente tra fecondazione assistita con donazione di gameti e adozione; siamo di fronte a due esperienze completamente diverse che non possono essere equiparate, nell’adozione infatti esiste un progetto genitoriale che viene interrotto, esistono dei genitori ed esiste un lutto da abbandono che deve essere gestito, nella fecondazione assistita con gameti ci sono dei donatori che vogliono rimanere tali proprio per questo trovo personalmente non corretto che si parli spesso dell’esistenza di una madre biologica, perché non c’è una relazione che definisce questo rapporto, sarebbe più corretto parlare di donatrice.

Salve, secondo lei, come è possibile rimanere motivati e continuare con la fecondazione in vitro dopo un aborto spontaneo?

Credo che sarebbe importante ed utile guardare un’esperienza come quella indicata, sotto una diversa ottica, accogliendo il senso di lutto che deriva da un’esperienza come questa; prendersi del tempo in una circostanza simile, è molto importante per elaborare il lutto di un aborto, “per leccarsi le ferite” potremmo dire attingendo da un gergo più comune, e capire ciò che si può e si vuole fare. In un momento in cui le emozioni sono così forti il mio consiglio è sempre quello di fermarsi un attimo; comprendo che il tempo della fecondazione medicalmente assistita è un tempo difficile perché richiede di fare i conti con la biologia ma il tempo che possiamo utilizzare per metabolizzare e riflettere è un tempo prezioso; se non coincidono i tempi della medicina con quelli psicologici diventa difficile affrontare i passaggi successivi e spesso le coppie vanno avanti pur vivendo delle emozioni e un dolore molto forti mentre necessario trovare un corretto equilibrio. Ciò che è in realtà importante fare, per tornare alla domanda in oggetto, non è tanto rimanere motivati, ma accettare le sensazioni che derivano da un avvenimento simile e andare loro in contro accogliendole, perché proprio dall’accoglimento di quelle sensazioni e dall’elaborazione di quel lutto saremo in grado di decidere che cosa fare; alcune coppie decidono ad esempio di aspettare qualche mese e prendersi un po’ di tempo per loro per poter capire dove posizionare esattamente il progetto genitoriale, un progetto meraviglioso che però, ci tengo a ricordare, non può essere l’unico; la nostra vita deve essere fatta anche di altri progetti generativi poiché non possiamo definirci solo attraverso il realizzarsi della genitorialità, dobbiamo avere innumerevoli diversi progetti che diventeranno per noi il carburante necessario al fine di affrontare altri eventi che potrebbero verificarsi nella nostra vita tra cui, magari, anche un’eventuale procedura di fecondazione assistita che richiede tantissime energie ed una forza incredibile.

Le è capitato di seguire nel tempo alcune coppie che sono ricorse alla donazione di gameti e che sono riuscite ad avere una gravidanza? Sono, a suo parere coppie felici?

Si, certamente, ma è importante capire che queste coppie erano felici anche prima di intraprendere un percorso come quello della fecondazione; dobbiamo comprendere che la nostra felicità deve essere indipendente dalla presenza o meno di un figlio, in caso contrario rischiamo di far ricadere su quest’ultimo un peso enorme; le coppie che hanno optato per la fecondazione con donazione di gameti sono indubbiamente coppie che hanno lavorato su loro stesse e che hanno accettato questo percorso e le loro resistenze poiché è certo che questo tipo di percorso non può essere intrapreso da tutti così come il processo adottivo o di fecondazione medicalmente assistita. Ciò che è importante comprendere è che la nostra felicità deve essere indipendente dal progetto genitoriale, deve essere presente già precedentemente all’idea di intraprendere questo percorso dato che sicuramente se una coppia si sosteneva in precedenza con un “collante” non così forte, i problemi che avevano saranno comunque ancora presenti ed anzi verranno probabilmente centuplicati di fronte ad una scelta di questo tipo. Nel centro con il quale collaboro, cerchiamo di accompagnare la coppia durante tutto il percorso, per comprendere se questo progetto genitoriale è ricompreso all’interno di un progetto di coppia ben equilibrato e talvolta questo cammino fa sì che emergano alcune criticità tali , in alcuni casi da portare alla separazione della coppia stessa; questo avvenimento è indubbiamente doloroso ma è indubbiamente meglio che si verifichi prima di intraprendere una strada così complessa come quella della fecondazione per evitare di arrivare a separarsi poi in un secondo momento; la maggior parte delle coppie comunque hanno precedentemente lavorato su loro stesse arrivando ad affrontare questa decisione nella maniera migliore. L’esperienza della genitorialità, ricordiamolo, non è meno bella se raggiunta utilizzando una strada diversa da quella che avevamo immaginato.

Ritiene giusto o sbagliato non condividere la fecondazione assistita con il proprio marito qualora lui non sia d’accordo?

Premesso che per poter intraprendere un tipo di percorso come quello in oggetto è necessario firmare un consenso informato da parte della coppia e che in Italia non è possibile intraprenderlo da single, sarebbe importante domandarsi perché si palesi una tale necessità, direi che sarebbe utile comprendere prima di tutto, su quali basi si poggi il rapporto di una coppia in cui c’è questa esigenza di non condividere un progetto così importante e riflettere magari in prima istanza su questo. Detto ciò è necessario ed importante ricordare che in Italia ad oggi per poter procedere con questa tecnica è sempre richiesto il consenso del marito o del compagno (poiché non è necessario essere sposati ma è sufficiente essere conviventi).

Quando si ha un figlio nato da donazione di gameti, come farsi scivolare addosso commenti/domande delle persone esterne che possono essere “scomode” (tipo: come ti somiglia/come non ti somiglia, non ha per nulla i tuoi occhi etc…?)

In questo caso vorrei rispondere con un’ulteriore domanda: come rispondereste se il figlio di cui stiamo parlando avesse un legame biologico con voi? Queste domande sono infatti le stesse che vengono poste in relazione ai figli nati in maniera naturale poiché non tutti i figli che nascono all’interno di un nucleo familiare si somigliano o somigliano a entrambi i genitori; il fatto invece che queste domande vengano interpretate e definite “scomode” ci è utile per capire dove siamo esattamente nel nostro processo di accettazione di questo percorso, talvolta ciò di cui abbiamo bisogno è solo del tempo per abituarci a questa specifica situazione, ci renderemo conto, con il passare dei mesi che queste domande ci daranno sempre meno fastidio, se poi ritenessimo proprio necessario fornire una risposta a chi ci fa queste domande potremo sempre dire che nostro figlio somiglia, fortunatamente, a se stesso ed è proprio questo che li rende unici.

Consiglia qualche altro tipo di aiuto per superare le emozioni negative? Qualche attività fisica per esempio?

Se un’eventuale attività fisica è qualcosa che ci piace che ci fa sentire bene e ci soddisfa, assolutamente si. Spesso le coppie si perdono nel progetto genitoriale perdendo di vista il fatto che per gestire la vita in generale è importante non perdere di vista le nostre passioni e seguirle. Ognuno di noi deve trovare e scoprire i propri talenti, questo è importante sia perché quando affrontiamo un percorso di fecondazione assistita abbiamo bisogno di molte energie e dobbiamo recuperarle e trovarle nelle altre esperienze che facciamo, sia per far sì che il progetto genitoriale non sia l’unico progetto su cui focalizzarsi; proprio per questo spingo le coppie che seguo a trovare nuovi progetti generativi ed in questo senso amo definirmi una cacciatrice di talenti; spesso scopro che le coppie perdono di vista quali sono le cose che li rendono felici sia individualmente che insieme mentre è fondamentale trovare qualcosa che ci appaghi, qualunque essa sia, ed ognuno di noi deve trovare il proprio talento da sviluppare, ciò che rileva è l’essere generativi perché la generatività nella vita è contagiosa e in un progetto generativo, magari, potrebbe anche portarci fortuna dato che, indipendentemente da come si concluderà il percorso comunque ci rimarrà qualcosa, magari proprio quel talento che avevamo perso di vista.

Come concentrarsi sulla propria routine quotidiana e impostare un atteggiamento che ci aiuterà a raggiungere un risultato positivo?

Il percorso della fecondazione è un percorso particolare e deve essere affrontato un po’ come viene insegnato nelle arti marziali, con la consapevolezza di accettare l’eventualità del fallimento perché anche quest’ultimo è importante e ci permette di acquisire un insegnamento che ci sarà utile nella vita, è importante iniziare questo percorso partendo dal presupposto che un eventuale fallimento non deve essere inteso come un avvenimento negativo bensì come qualcosa che ci darà indicazioni su quello che dobbiamo fare, il migliore consiglio che quindi mi sento di dare è non tanto quello di concentrarsi sul raggiungimento di un risultato positivo, quanto far sì che questo percorso possa insegnarci qualcosa indipendentemente dal fatto che si possa concludere con una gravidanza.

Relatore
Dott.ssa Valentina Berruti

Dott.ssa Valentina Berruti

Dott.ssa Valentina Berruti, psicologa, psicoterapeuta d'indirizzo sistemico relazionale. Dal 2014 si occupa di sostenere le coppie infertili che affrontano un percorso di fecondazione assistita collaborando come libera professionista con ginecologi e Onlus, come Strada per un Sogno, che si occupano d’infertilità. Dal 2019 collabora come psicoterapeuta per il centro B-Woman e per la clinica GeneraLife di Roma occupandosi del sostegno psicologico ai pazienti che affrontano un percorso di fecondazione assistita e progettando ed erogando degli incontri di sostegno di gruppo rivolti alle coppie infertili e ai genitori grazie alla fecondazione assistita omologa o con donazione di gameti. E’ membro ESHRE (European Society for Human reproduction) e della Donor Conception Network. Dal 2021 è responsabile dell’area clinica della SIFES (Societa’ Italiana per la fertilita’ e sterilita’) una società scientifica che dal 1965 opera principalmente per promuovere le conoscenze nel campo della fertilità e per stimolare l’esecuzione di ricerca in tema di riproduzione umana. Nel 2020 ha pubblicato il libro: Infertilità due punto zero. Il concepimento difficile. Dal Generale al particolare. Edito dalla casa editrice Libellula. Si occupa anche della progettazione di corsi sulla comunicazione rivolti agli operatori della procreazione medicalmente assistita.
Moderatore
Stefano Urbani

Stefano Urbani

Stefano Urbani, Formatosi prima come Ingegnere Gestionale presso il Politecnico di Milano e poi come Executive MBA, ha studiato Global Business Management al Boston College e Negotiation presso Audencia Business School di Nantes. Esperto di gestione organizzativa e di Risorse Umane, con una profonda attenzione alle Operations nei diversi processi toccati, ha diversi anni di esperienza professionale nello sviluppo di mercati esteri tra i quali, oltre all'Italia, diversi Paesi europei, l’area dell’ex Unione Sovietica CIS e l’area del Golfo GCC. Fondatore di TMI, Turismo Medico Italia: la prima startup innovativa nel mercato del turismo medico per la fornitura di servizi sia incoming per Italia al fine di supportare pazienti stranieri in cerca di cure, check-up o wellness & benessere SPA che per l'outbound in oltre dieci paesi del Mondo per i pazienti italiani in cerca di trattamenti all'estero. In qualità di esperto nello sviluppo di mercati esteri per i Sistemi Sanitari, eroga consulenza a cliniche, ospedali e gruppi sanitari per lo sviluppo del business internazionale. Oggi, Stefano guida la crescita della EFS - European Fertility Society per l’area Italia supportato da uno Staff altamente competente e qualificato. Progetto a cui crede molto per il l’impatto Sociale di alto valore.

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